cinque aneddoti della sua incredibile vita

Doyle Brunson

Doyle Brunson

Doyle Brunson (Photo courtey of Pokernews – Katerina Lukina)

Una delle più liete notizie del 2021 pokeristico è stato il rivedere Doyle Brunson, il più leggendario e iconico giocatore di poker vivente, ai tavoli del Main Event WSOP, a cui ha fatto ritorno dopo uno stop di quasi dieci anni.

Texas Dolly, il cui curriculum non è mai stato in discussione (con oltre $ 6 milioni di guadagni in tornei dal vivo, di cui poco più della metà provenienti dalle WSOP) può probabilmente raccontare storie e aneddoti al tavolo verde più di chiunque altro: andiamo a vederne cinque dal suo favoloso passato.

Pistole e poker

Tra le esperienze più pazzesche della sua vita, vi è senz’altro quella in cui Brunson, anni or sono,  stava giocando una partita di cash game in un tavolo privato, quando qualcuno è entrato nella stanza e… ha sparato un colpo di pistola all’uomo seduto accanto a lui.

Quella partita, ironia della sorte, si giocava in un luogo ubicato nella via chiamata “Bloodthirsty Highway“, luogo dove era peraltro noto che bazzicassero i peggiori elementi della società dell’epoca.

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In un’altra circostanza, Brunson è stato addirittura ammanettato con sua moglie durante una rapina subita a Las Vegas all’interno della propria villa. Per aver salva la vita, Brunson ha sborsato oltre $ 80.000 in fiches del Casino e $ 4.000 in contanti.

L’errore negli affari

Nonostante un fiuto incredibile al tavolo, l’istinto non è stato lo stesso negli affari.

Nel 2011, infatti, Paradise Poker gli aveva offerto 235 milioni di dollari per rilevare in toto la piattaforma Doyle’s Room. Brunson ha rifiutato pensando che la sua poker room online potesse crescere fino ad occupare una fetta di primaria importanza nel mercato. Poche settimane dopo, invece, il Black Friday si è abbattuto sul poker online, di fatto facendo fallire la sua attività.

Un campionato a tavolino?

Le World Series of Poker negli anni ’70 iniziavano la loro epopea, ma erano vissute con altro spirito rispetto ad oggi. Il Main Event del 1972 fu semplicemente un sit-n-go high stakes con otto dei migliori giocatori di poker dell’epoca, tra cui Brunson, Amarillo Slim e Johnny Moss.

Una volta rimasti in tre sono stati Brunson, Slim e Puggy Pearson a contendersi la vittoria. La leggenda narra che durante una pausa caffè, i tre avessero iniziato a discutere di cosa avrebbe comportato la vittoria del Main Event.

Brunson aveva un grosso stack, ma a ben pensarci avrebbe preferito l’anonimato piuttosto che il trovarsi così ampiamente sotto i riflettori e disse ai due che non voleva vincere il torneo. Pearson, che alla stessa maniera voleva tenere i suoi affari privati ​​fuori dal Binion’s, fece lo stesso ragionamento.

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Quindi, i tre hanno raggiunto un accordo per cui  avrebbero siglato un deal per i premi e lasciato vincere Amarillo Slim, che sarebbe stato campione 1972.

Un infortunio benedetto

Da giovane, le capacità atletiche di Brunson gli valsero una borsa di studio alla Hardin-Simmons University di Abilene, in Texas. Brunson eccelleva nel basket e nell’atletica leggera e i Minneapolis Lakers (compagine NBA degli anni ’40 e 50′) erano interessati a offrirgli una possibilità.

Mentre lavorava un’estate, Brunson subì però un infortunio al ginocchio che pose fine alla sua carriera atletica. Ed è stato da lì in avanti che iniziò a giocare a poker e a costruire la propria carriera al tavolo verde.

La vittoria più bella

L’anno scorso, Brunson ha battuto il cancro per la quarta volta. Doyle sembra essere intenzionato a vendere cara la pellaccia, dato che già anni fa, dopo che gli fu diagnosticato questo terribile male, gli furono concessi solo pochi mesi di vita.

Dopo un intervento chirurgico complicato, Texas Dolly è andato miracolosamente in remissione e ha evitato peggioramenti. Ed oggi, Brunson è tornato ad essere il fuoriclasse che già era 50 anni or sono.

 

 

Photo Courtesy of Pokernews

Author: Paula Dunn