quando Boris Becker strappava ingaggi alle poker room online

Ci sono storie che, rilette in particolari momenti, appaiono sotto una luce del tutto diversa. Ad esempio, ricordare oggi che Boris Becker era riuscito a diventare testimonial di due dei più importanti brand mondiali del poker fa quasi tenerezza, vista le recenti notizie di cronaca riguardanti l’ex campione tedesco. Becker è infatti finito in galera, dove dovrebbe rimanere circa due anni e mezzo per bancarotta fraudolenta.

L’ex “Bum Bum” paga con il carcere un prestito da 3,5 milioni non restituito a una banca privata inglese. Non un cosa furbissima, insomma, ma del resto parliamo di un uomo che è riuscito non solo a bruciare i circa 50 milioni di dollari guadagnati in carriera, ma è andato anche pesantemente in rosso. Ma come ci era finito, Boris Becker, nel mondo del poker?

La liaison fra il poker e gli (ex?) atleti

Il poker ha sempre avuto un’attrattiva speciale per gli atleti ed ex atleti di alto livello. Per questi ultimi il tentativo è in genere di traslare al tavolo lo spirito competitivo che li aveva contraddistinti nelle rispettive carriere, respirando un nuovo tipo di adrenalina. Altro discorso riguarda invece i campioni in attività che, negli anni, hanno ricoperto il ruolo di testimonial per delle poker room. Pensiamo a Cristiano Ronaldo, Gigi Buffon, Neymar e Rafa Nadal, ad esempio. Per loro, invece, si tratta più semplicemente di un modo come un altro per monetizzare il brand creato con la propria attività agonistica.

Tornando alle vecchie glorie, si ricorda la presenza di Alberto Tomba al primo EPT giocato in Italia, nel 2008 a Sanremo. Quella di Albertone era stata però solo un’infatuazione, poiché al tempo il colpo PokerStars lo aveva già piazzato mettendo sotto contratto Boris Becker.

Il Boris Becker testimonial di poker, da PS a Party

Quale poteva essere la strategia di ingaggiare un campione di tennis ritiratosi quasi 10 anni prima? Con ogni probabilità, quella di attirare un target abbastanza maturo di appassionati, diciamo fra i 30 e i 50. E c’era anche una notevole curiosità sulle performance al tavolo del biondone, che però andarono presto deluse. Boris giocò un numero indefinito di tornei live (nella foto sopra una delle sue ultime apparizioni, insieme a Patrik Antonius) e il suo unico risultato di rilievo fu un 40° posto al 25k WPT Championship del 2009, per circa 40mila dollari di premio. Per il resto molte uscite anonime, alternate a giocate quantomeno poco ortodosse.

Nel 2013 Becker annunciò un allontanamento dal poker “per concentrarsi su altri business”. Rileggerlo oggi fa un effetto quasi comico, con tutto il dovuto rispetto per il dramma umano di una persona che si vede finire dietro le sbarre. Il problema è però che probabilmente Boris avrebbe fatto meglio a continuare a giocare a poker, seppure un po’ a caso, visti gli ingenti danni che è riuscito a combinare in molti altri settori. Già nel 2017 raccontavamo della sua bancarotta, ma nel frattempo la sua esperienza pokeristica si era già arricchita con una nuova avventura.

Nel 2016, tra lo stupore generale, PartyPoker lo ingaggiò come testimonial. Se il suo appeal appariva già traballante nel 2008, figuriamoci 8 anni dopo. Certo, dall’altra parte parliamo di un uomo che è stato quasi ininterrottamente al centro delle cronache fin da quando, a 17 anni, era diventato il più giovane vincitore nella storia del torneo di Wimbledon. Primato, questo, che gli appartiene ancora. Il matrimonio con Party durò meno di quello con PS, anche perché i guai giudiziari e finanziari di BB iniziavano a rincorrerlo con insistenza.

Era meglio giocare a poker?

Oggi la sua realtà è quella triste del carcere in Gran Bretagna, dove dovrà rimanere per circa metà dei 30 mesi di pena detentiva comminatagli. Il resto potrà scontarlo in libertà vigilata. La sua triste parabola da ex campione finito in malora avrà forse sorpreso qualcuno, ma non certamente in Germania. Nel suo paese natale “Bum Bum” non è mai stato considerato un genio degli affari, per usare un eufemismo. Anzi diciamo pure che, anche quando era in attività, fuori dal rettangolo di gioco era considerato poco più che un bamboccione. Speriamo che questa esperienza sia utile al 54enne ex campione. Magari un giorno lo rivedremo al tavolo, sperando che nel frattempo impari bene il giochino. Che poi, a dirla tutta, imparare bene il poker potrebbe rivelarsi cruciale per iniziare ad approcciarsi agli affari senza più fare danni.

Author: Paula Dunn