quando Patrik Antonius era “Luigi66369” e vinceva l’EPT

Continuiamo il nostro viaggio nel tempo, a caccia di pietre miliari o momenti importanti nella storia del poker. La nostra DeLorean ci riporta stavolta all’ottobre del 2005. Assopoker era ancora “Texasholdem.it”, infatti solo nel dicembre 2005 il nostro sito avrebbe preso la denominazione attuale. Ad ogni modo ci troviamo nel casinò di Baden, in Austria, dove si sta concludendo la terza tappa della seconda stagione di un ambizioso circuito: lo European Poker Tour. E a contendere la vittoria c’è un belloccio nordico, che si chiama Patrik Antonius.

Quando Patrik Antonius dettava legge nei tornei live e vinceva l’EPT

Quello che oggi – e da molti anni – è universalmente noto come uno dei re del cash game a livello mondiale, quasi 17 anni fa aveva approcciato il mondo del poker live con i tornei. Il mese precedente aveva chiuso al terzo posto la prima tappa dell’EPT stagione 2, disputata a Barcellona. Il vincitore era stato il francese Boubli, mentre al tavolo finale c’erano anche un certo Gus Hansen (5°) e uno sbarbatello Dario Alioto (7°).

Anche al casinò Baden Patrik Antonius si presenta con intenzioni bellicose, tanto da superarsi rispetto alla performance precedente e arrivare all’heads up in vantaggio contro il norvegese Gunnar Ostebrod. A proposito, forse avrete sentito parlare della “scuola scandinava” che imperversava negli anni ruggenti del primo boom del poker. Bene, il tavolo finale dell’EPT Baden 2005 ne era una eloquente dimostrazione. Sette finalisti su 9 venivano da paesi scandinavi: tre norvegesi (Torstein Iversen, Edgar Skjervold e appunto Ostebrod), due danesi (Morten Jensen e Christian Grundtvig), lo svedese Ingemar Backman e il finlandese Patrik Antonius. A completare lo schieramento c’erano l’olandese Meijberg e l’austriaco Muhlbek.

La mano finale

La mano conclusiva avviene al livello 5.000/10.000 ante 1.000. Antonius rilancia a 50.000 con 4 8 , Osterbrod chiama con q 9 .

Con il piatto da 112.000 chips si va al flop che è 4 7 8 , praticamente il meglio che potesse capitare al finnico. Osterbrod checka e Patrik spara altri 50.000 chips di continuation bet. Osterbrod allora fa una mossa dei sogni per Antonius, andando allin per le sue 341.000. Il finnico non gli fa neanche finire la parola e si va allo showdown, con il norvegese che scopre di avere appena l’8% di chance di vincere.

Al turn 3 Patrik Antonius può già festeggiare la vittoria, essendo l’avversario ormai drawing dead. Il finnico vince così 288mila euro, che al tempo rappresentavano il miglior risultato in carriera.

Di seguito il video della mano

Patrik Antonius, il prima e il dopo

All’inizio del nuovo millennio Patrik Antonius faceva il modello. Qualche anno prima aveva cullato il sogno di diventare tennista professionista, venendo però fermato da grossi problemi alla schiena. Quindi sboccia l’interesse per il poker e Patrik ottiene i primi risultati di rilievo, prima con piazzamenti WSOP e WPT e poi con le appena citate performance EPT.

Il “Circle Of Outlaws”

Questi primi prestigiosi risultati pongono il giovane finlandese all’attenzione di Marcel Luske, pro olandese con la passione del talent scout. Luske aveva fondato il cosiddetto “Circle Of Outlaws”, un gruppo di giovani pokeristi promettenti, che “l’olandese volante” selezionava per il talento nel poker abbinato a qualità personali. Per dire di quale fiuto avesse il buon Luske, hanno fatto parte del “circolo dei fuorilegge” i fratelli Mizrachi, Noah Boeken, Erika Schoenberg, ma anche gli italiani Marco Traniello e soprattutto Luca Pagano. E poi lui, Patrik Antonius.

Arriva “Luigi”

Dopo questi primi successi Antonius fu ancora più incoraggiato a giocare tornei live. Nel dicembre dello stesso anno Patrik Antonius avrebbe centrato un altro eccellente risultato, giungendo secondo per 1 milione di dollari nel WPT Five Diamonds del Bellagio, dietro al solo norvegese Rehne Pedersen.

Queste aggiunte così consistenti al bankroll evidentemente convinsero l’allora 24enne finnico a dedicarsi maggiormente in quello che già al tempo era il suo main game e lo sarebbe divenuto sempre di più: il cash game. Patrik tentò così la strada degli high stakes online anche su una room che stava iniziando ad andare per la maggiore in quel periodo: Full Tilt Poker. Il nickname che Patrik scelse per i tavoli di Full Tilt era “Luigi66369”, già una mezza genialata al tempo. Era infatti il classico caso di “deception” già a partire dal nickname, apparentemente anonimo e che forse voleva far credere di essere italiano, che in quegli anni non era propriamente sinonimo di spauracchio a poker. Il resto è storia…

Author: Paula Dunn